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Porterò la mia Cina con me

(racconto basato su una storia vera) « Quando tornerò, nonna? » « Oh, piccola, te l'ho detto ieri... » « Ma io voglio tornare presto! » « Tornerai quando sarai un grillo che conosce il suo canto. » « Allora non devo nemmeno partire. Ascolta: griii griii griii! » « Lusha... » « Non chiamarmi Lusha, io sono il tuo grillo! Griii griii. » « Va bene, grillo, ora dormi. Domani ci sarà molto da fare. » La nonna esce dalla camera in punta di piedi per non svegliare gli altri nipoti, che dormono già. Lusha chiude gli occhi ma non riesce a stare ferma. Domani sarà l'ultimo giorno a Fujian, l'ultimo a casa dei nonni, l'ultimo in Cina. Domani tornerà in Italia con la sua famiglia, arrivata la settimana precedente a prenderla. Lusha è nata a Napoli, come suo fratello maggiore. I suoi genitori, a quel tempo, lavoravano in una fabbrica di abbigliamento insieme a decine di connazionali. In Cina non c'è lavoro per tutti, così bisogna arrangiarsi altrove. ...

La bottega delle idee

Dlin dlon! La nostra prima e unica decisione unanime e senza mediazioni è stata quella sul suono del campanello della porta. Il classico mi-do metallico, originalità zero ma molta delicatezza. Tutto è cominciato con un dialogo tra Floriana e suo cugino Pietro. Floriana: “Perché quella faccia triste?”. Pietro: “Eh”. Floriana: “Non ho capito…”. Pietro: “Otto giorni”. Floriana: “Pietro… Mi spieghi?”. Pietro: “La mobilità mi fi nisce fra otto giorni. Poi sarò a spasso”. Floriana: “Nessuna prospettiva?”. Pietro: “Capirai! La città è tappezzata di avvisi: AAA cercasi operaio generico cinquantottenne . Le fabbriche fanno a gara per accaparrarsi gente con le mie caratteristiche”. Floriana: “Visto che non ci sono soluzioni pronte devi inventarti qualcosa su misura…”. Pietro: “Tu sei matta. Io sono solo da buttare, altro che riciclarmi…”. Dopo questo incontro nessuno ha più sentito Floriana per un mese circa. Io ero preoccupato. Difficile che fosse malata, era più probabile che di ...

In breve

Cento metri a stile libero, quattrocento a farfalla, la staffetta a delfino e ottocento metri a rana. Ancora il tuffo doppio carpiato e la finale di pallanuoto. Papà, al mattino, dice che sembra che sul mio letto sia passato un tornado. Io, invece, mi stiro sentendomi stanca e felice, perché ho vinto le olimpiadi di nuoto notturne!

Generazioni

La bambina chiede alla mamma: “Quand'è la festa della donna?” La mamma sorride al suono della parola donna sulle labbra della figlia. La nonna, invece, risponde seria: “Oggi.” “Ma nonna... Tu nemmeno te lo ricordi più in che giorno siamo!” protesta la bambina. E la vecchia, di rimando: “E' vero. Ma ogni giorno tutte le donne del mondo dovrebbero poter avere il cuore in festa”.

Caramelle e cioccolata

Mio nonno, che in realtà è il nonno di mamma (a me il termine bisnonno non piace, sembra un biscotto molliccio), è vecchio vecchio, pieno di rughe, con la pelle così aderente e sottile che credo lo abbiano usato come modello per quei poster sui muri dei dottori, con il contorno dell'omino nudo e lo scheletro o le vene o gli organi interni ben evidenti e colorati. Di mio nonno si vedono solo le vene, per fortuna! Avranno usato altri bisnonni per gli altri disegni. In testa ha ancora un bel cespuglio di erbetta fine fine e bianca bianca, che mi diverto a scompigliare ogni volta che passo dietro la sua sedia a rotelle. Lui mi sgrida per finta e poi ride. Quando non dorme racconta. Parla e un po' tossisce, allora gli porto una caramellina di zucchero, di quelle piatte colorate. Lui mi fa l'occhiolino mentre comincia a succhiarla e la tosse passa all'istante. Secondo me lo fa apposta a tossire, è un golosaccio e basta. Ma non ha più denti, quindi non ha il guaio delle...

Come crostate di frutta

Quando sarò vecchia, se la salute me lo permetterà, recupererò i libri di fiabe che conservo da decenni, letti da me, dai miei figli e, chissà, dai miei nipoti, e andrò in un parco giochi. Ci saranno ancora parchi come questo, spero. Cercherò una panchina comoda, all'ombra o al sole a seconda della stagione. Porterò una vecchia coperta e la distenderò davanti a me. Poi suonerò un campanellino speciale, din din! , di quelli in terracotta, dal suono morbido, din din! , e attenderò qualche minuto, il tempo che bambini e bambine scendano dall'altalena o finiscano la torre di sabbia. Quando si saranno finalmente avvicinati, curiosi, per vedere l'origine del trillo, pronuncerò una formula magica, sempre uguale, ma con intonazioni ogni volta diverse per non annoiarmi. Per esempio: “E' arrivato il tempo di salire sul tappeto magico! Venite!”, e li inviterò a sedersi con un gesto. Senza aggiungere altro, comincerò a leggere. Una storia al giorno. Due, se son...

Senza attendere una risposta

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Si incrociano all'entrata del parco, lei per mano alla mamma, che trascina con passo lesto verso l'area dei giochi, lui seduto sulla panca del vialetto alberato. L'uomo ha passato le sessanta primavere, la bambina sta vivendo la sua quinta estate. Attorno a loro luce, ombra fresca, eco di voci lontane, profumo d'erba tagliata da poco e canti d'uccelli. La ghiaia scricchiola sotto i piedi frementi della bimba, sovrastando il fruscio del foglio che lui, a testa china, stropiccia fra le mani. Mamma e figlia spariscono in silenzio oltre la siepe e l'uomo rimane a fissare i ciottoli con le braccia abbandonate sulle cosce. Lo ridestano dal torpore due sandali in movimento. Quando solleva il capo vede la bambina passargli davanti, diretta verso la fontanella. Corre, ma appena supera la sua panchina, inciampa in una radice sporgente e cade in avanti. È a pochi centimetri da lui, sulla destra, e trattiene visibilmente le lacrime osservando il graffio su...